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Benvenuto nelle pagine dedicate al Vallo Alpino del Littorio, un complesso sistema di   fortificazioni ora dismesse a difesa della frontiera alpina, coincidente al confine

italiano settentrionale (da Ventimiglia in Liguria a Fiume in Dalmazia) PRIMA delle sottrazioni territoriali compiute dagli "alleati" nel 2°dopoguerra.

Questo sito é rivolto a chi fino d'ora ne ignorava l'esistenza.

 

 IL VALLO ALPINO DEL LITTORIO  -  sezione ALTO ADIGE

Bunky, il souvenir del Vallo Alpino

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Il Vallo Alpino del Littorio (1938-1942), così chiamato quel complesso sistema di fortificazioni delle Alpi a difesa del sacro suolo italico, si estende da Ventimiglia a Fiume in Istria. Il Vallo si componeva in tre principali fasce di difesa, a partire dall'immediata frontiera fino all'ultimo sbarramento distante anche 130Km (esempio di Prato Drava in Pusteria-Bolzano sud) con copertura delle valli laterali. Chiamato anche "Vallo non mi fido", venne concepito prevalentemente per arrestare l'eventuale invasione tedesca dell'alleato Fùrher. Nel 1938, dopo l'assasinio del cancelliere austriaco Dollfuss, amico di Mussolini, l'inaspettata invasione ed occupazione dell'Austria, il Duce diede inizio ad una fervente opera di fortificazione di TUTTE le vie di comunicazioni alpine. Bisogna dire che già nel 1932 (circ.200 Generale Bonzani) vennero realizzate delle prime opere fortificate di fondovalle, ma la tecnica progettuale era legata ed erede delle postazioni di montagna del primo conflitto mondiale.

Lapide commemorativa d'ingressoSpesso accadeva che gli acciai dei cannoni e delle armi che l'alleato Hitler inviava in Italia per sopperire le nostre "carenze" in fatto di materie prime, venivano rifusi per farne putrelle e feritoie corazzate delle Opere (così veniva chiamata la singola fortificazione) del Vallo Alpino.

L' Alto Adige era divisa in tre principali direttrici di probabile invasione: il passo del Brennero con la val d'Isarco, il passo Drava con la val Pusteria ed il passo Resia con la val Venosta e val d'Adige. Tutte confluenti nello sbarramento finale a doppio arco convesso di Bolzano sud, potente di 64 opere miste previste con andamento Castel Flavon - Castel Firmiano - Predonico. Sempre a Bolzano sud venne creato un fossato anticarro in robusto cemento armato lungo 1800mt, oggi non più visibile se non per sporadici affioramenti dovuti a scavi edili (e relativa distruzione dello stesso)! La direttrice Brennero contava di ben 7 sbarramenti previsti, la direttrice Resia ne contava 6 e la direttrice Pusteria 7.

Altri sbarramenti vallivi erano previsti in val Passiria, in valle di Vizze, val d'Anterselva e val Casies a protezione dei valichi di frontiera minori, mentre altri sbarramenti erano posti contro eventuali accerchiamenti come il passo di Tubre (Svizzera), il passo delle Palade (valle di Non), la val d'Ega (valli ladine), la val Badia, la val di Landro ed il passo di Montecroce Comelico.

Ogni sbarramento era composto da più Opere, di diversa tipologia, a seconda della suaTorretta osservatorio di vetta mimetizzata posizione strategica, poteva esser costruita in un' enorme monoblocco in cemento armato, ad 1 o 2 piani, oppure in caverna, con camerate e corridoi ricavati nella roccia e rivestiti in cemento con arco a volta, le camere di sparo (casamatta) esposte al tiro nemico erano in monoblocco cementizio con piastra corazzata per la feritoia ivi annegata. Ogni Opera progettata dal 1939 (circ.15000 Generale Graziani), concepita come "permanente", era allestita per ospitare un contingente di truppa e relativo comando a resistere indipendentemente dalle opere vicine per circa un mese. L'armamento standard previsto era costituito da un cannone anticarro e da più mitragliatrici, esternamente ben mimetizzata con l'ambiente esterno, l'opera veniva circondata dai reticolati e da un campo minato per la difesa dai guastatori.Previste per alcune, l'ausilio di squadre per gli esterni come genieri e mortaisti. Alcune opere grosse e G.C. (resistente ai grandi calibri) venivano costruite con casematte maggiorate per l'utilizzo di cannoni a lungo raggio, con feritoia sigillata, gli obbiettivi erano già stati Porta stagna d'ingresso alla casamatta (VAL AA - NATO)predeterminati e le coordinate di tiro venivano dettate dal comando opera. Dagli osservatori corazzati, ai periscopi posti alle sommità, ed una adeguata rete di comunicazione (fotofonica e/o telefonica) tra i vari centri si traeva gli obbiettivi comuni da colpire. Si può azzardare l'idea che questi bunker fossero idealmente concepiti a dei sottomarini, in quanto, nell'interno esistevano i dormitori con letti a castello, la cucina, gabinetti a turca e cloaca, cisterne d'acqua, riscaldamento e sistema di ricambio d'aria interno. Le porte erano stagne, di tipo navale, con apertura a volante, così come le vediamo nei film di guerra tra sommergibili.

Libri consigliatiA.Bernasconi - Le fortificazioni del Vallo Alpino del Littorio in Alto AdigeA.Bernasconi - Fortezze e Soldati ai confini d'ItaliaDei Sacri Confini, Guardia Sicura di A. Bernasconi e D. CollavoCinque corpi un solo confineMinola & Ronco (ed.Priuli & Verlucca) - Fortificazioni nell'arco alpinoTesto edito e commissionato dalla Provincia Autonoma di BolzanoAlta Roja Fortificata di D. Bagnaschino e P. CorinoIl Vallo Alpino a Cima Marta di Davide Bagnaschino

Dei 45 sbarramenti, 723 opere e 60 ricoveri ausiliari in caverna da Centinatura di CLS incompletaprogetto, il 21 ottobre 1942 data della SOSPENSIONE dei lavori del Vallo Alpino del Littorio causata dalla NON mutata alleanza dell'Italia all'asse Roma-Berlino-Tokio, l'intero complesso fortificato entrò nella seconda fase della sua esistenza, con 310 opere realizzate (249 delle quali aggiornate o costruite secondo gli ultimi criteri di guerra di quei tempi),  35 caverne ricovero e 13 fossati anticarro. Terminata da pochi anni la seconda guerra mondiale, i cambiamenti e gli Torrette enucleate di carro Shermanequilibri politici in Europa rivalutarono la strategia della frontiera orientale italiana nel frattempo mutata a causa delle cessioni di territori alle nazioni contigue come l'Istria, così dal passo Resia a Trieste si trovarono a fronteggiare il Patto Atlantico ed il Patto di Varsavia! Dalla guerra fredda naque, per così dire, il Vallo Alpino NATO.

In Alto Adige, in Comelico ed in Carnia si riutilizzarono solo alcune delle molte opere costruite ed inutilizzate, adeguandole ad un tipo di guerra che si sarebbe prospettato (NBC), mentre il nuovo confine a sud di Tarvisio si integrò le mancanze, costruendone ex-novo attestando la linee presso le foci dell'Isonzo e la riva destra del Tagliamento.

Malloppo per cannone 105/25 SF (V.A.L. NATO)Per i bunker del "nuovo" Vallo Alpino vennero istituiti i Battaglioni alpini d'arresto, responsabili del presidio, dell'ordinaria manutenzione e dell'eventuale (scongiurata) guerra "totale"! I battaglioni alpini come il Val Brenta, Val Cismon, Val Chiese, eredi della G.A.F. (Guardia alla frontiera 1934-1943) operarono in Alto Adige ed in Comelico nel pieno del bieco terrorismo dinamitardo degli anni 60.

La G.A.F. si vide protagonista in combattimenti su vari fronti negli anni 40, da annoverare un combattimento accaduto il 9 settembre 1943 presso le opere "disarmate" del Passo Resia, nel pieno della calata nazista in Italia, i tedeschi furono inchiodati dietro il confine. Ciò non accadde nel resto della frontiera. Ringraziamo ancor oggi il Generale Badoglio , primo ministro e capo del governo all'epoca (25 luglio 1943 - 17 aprile 1944)! E' bene ricordare che ai tempi della Grande Guerra (1915 - 1918), il Tenente Generale Badoglio fù in parte responsabile della disfatta di Caporetto (24 ottobre 1917).

Il 1992 segna la totale dismissione dell'Opera Alpina con il conseguente abbandono dei manufatti.

 

 

 Cosa sarebbe successo se...

Visuale ipotetica dall'OperaIV: il fossato anticarro e l'Opera II

...l'alleanza angloamericana avesse accolto il Regno d'Italia.

Per la visione delle pagine successive, si consiglia di leggere le Note Storiche

 

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